APPELLO
contro la città mercato sulla Panoramica dello Stretto
 

 
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Vogliamo opporre la nostra dignità di cittadini alla scellerata decisione di un manipolo di consiglieri comunali, che hanno orchestrato un tentativo di aggressione al territorio e alle risorse ambientali che rischia di emulare esempi fin troppo nefasti del passato.

Riteniamo sbagliata la decisione di approvare, con una tempestività sinora sconosciuta, il piano particolareggiato che prevede la realizzazione di una città mercato in una vasta area della Panoramica dello Stretto (non certamente a caso chiamata così) attualmente occupata dalle cave di sabbia.
Già quest’ultima destinazione appare offensiva di un patrimonio ambientale che meritava e merita un ben diverso trattamento, a beneficio della nostra qualità della vita e di praticabili opportunità di sviluppo turistico.

Ma l’intendimento di sostituire questa pagina infelice di utilizzo delle nostre fortune naturali con colate di cemento a distesa, non è affatto condivisibile.

E consideriamo un’offensiva espressione di ipocrisia il tentativo di giustificare questa scelta insana con le mirabolanti possibilità di crescita occupazionale che sarebbero connesse all’investimento programmato: lungi dal saziare la fame di lavoro, con cui è giusto misurarsi senza demagogia, l’iniziativa che si intende realizzare rischia di affossare il debole tessuto commerciale cittadino, che deve avere l’opportunità di ristrutturarsi per affrontare la certamente inevitabile sfida con la grande distribuzione. Senza contare l’appesantimento della viabilità che si determinerebbe su importanti arterie di collegamento della zona nord per effetto del transito dei Tir diretti all’ipermercato.

Auspichiamo che il consiglio comunale, nell’esaminare le osservazioni al piano particolareggiato che saranno presentate dai cittadini, dimostri, finalmente, di tenere nella giusta considerazione l’interesse generale e ove ciò, come temiamo, non dovesse accadere confidiamo che gli organismi regionali di controllo respingano il deliberato di consiglio.

Tutto ciò, nella consapevolezza che la nostra classe dirigente debba maturare una cultura della qualità che riesca a governare la sfrenata ricerca del profitto, indirizzandolo verso scelte che aiutino a migliorare il nostro contesto di vita, anziché assegnarlo ad un progressivo decadimento: lo dobbiamo a noi stessi e alle generazioni che verranno.