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Documento
approvato dal
Coordinamento regionale del 12.4.2002
1.
La crisi politica che vive oggi nel nostro paese il centro-sinistra,
coincide con la grave e profonda crisi istituzionale segnata dall'ascesa
e dal consolidamento di una maggioranza di governo, che
punta alla definitiva rottura delle relazioni tra le parti sociali,
al dissolvimento dell'etica e dei valori democratici, che dispone
di ingenti risorse economiche e che tanto più si rafforza, quanto
più segna un profondo solco tra i cittadini e le istituzioni repubblicane.
Una maggioranza che è espressione di alleanze tra poteri forti e
che nel breve volgere di pochi mesi, attraverso una serie di provvedimenti
legislativi, ha spinto alle estreme conseguenze alcune stridenti
situazioni di conflitto politico e sociale: dalla questione morale
- risolta con un'arrogante affermazione di impunità - ai nodi problematici,
altrettanto gravi e devastanti, determinati dallo scontro sulle
garanzie per i lavoratori e dalla mancata risoluzione di un conflitto
d'interessi che coinvolge - primo tra tutti - il capo del Governo.
E' come se l'azione politica di questa maggioranza volesse puntare
alla disarticolazione di quel delicato sistema di pesi e contrappesi
normativi che ha bilanciato per oltre mezzo secolo la nostra democrazia,
mettendo in discussione il ruolo del Parlamento e la credibilità
stessa della politica, con l'effetto di spingere i cittadini a una
progressiva indifferenza verso il dialogo e la tolleranza, e finire
per giustificare la deriva autoritaria come utile e conveniente
soluzione per tutti i problemi del Paese. E' uno scenario a cui
non può che guardarsi con estrema preoccupazione, soprattutto dopo
la ripresa di un'azione terroristica omicida prevista e annunciata,
che rimanda agli anni oscuri della strategia della tensione.
2. Quando nella parte più ricca del Paese, in spregio ai valori
del federalismo democratico e solidale, avanza la protesta qualunquista
del leghismo etnico-secessionista, quando nella parte più povera
della penisola, settori consistenti della politica continuano a
convivere con i poteri criminali e mafiosi, quando l'amministrazione
degli interessi personali e corporativi diventa usurpazione delle
legittime funzioni di governo, quando l'omicidio e l'intimidazione
rischiano di tornare a diventare strumenti ordinari della pratica
politica, quando dall'altra parte i tatticismi, gli incerti mutamenti
di linea e le artificiose divisioni nell'area del centro-sinistra
rendono instabile la prospettiva di una indifferibile unità di intenti
e di programmi, laddove invece ci sarebbe bisogno di chiarezza,
saldezza, forte senso di responsabilità, quando chi riveste ruoli
istituzionali che gli conferiscono una dignità sopra le parti, decide
di entrare pesantemente nel gioco degli schieramenti; quando tutto
ciò accade, allora i cittadini devono tornare a far sentire la propria
voce, devono tornare con decisione alla partecipazione politica
e affrontare lo scontro dialettico ed elettorale per il bene stesso
della democrazia.
3. Non è vero che oggi viviamo una crisi della partecipazione
politica; è vero, invece, che avvertiamo la necessità di rivisitarne
le forme e i contenuti. La partecipazione che vogliamo è molto
meno ideologica e molto più fondata sul confronto, sulle richieste,
sui bisogni quotidiani, trova spazio in nuove esperienze di volontariato,
molto spesso non riconducibili ai partiti. E' una partecipazione
che si esprime in una diffusa richiesta di legalità, in una domanda
di efficienza dei servizi pubblici e sociali, nell'aspettativa che
i servizi di interesse collettivo sul territorio - pensiamo alla
sanità e all'istruzione - siano funzionanti e funzionali, anche
a costo di combattere trame, mediazioni, compromessi corporativi
e consociativi. E' una partecipazione che chiede il rispetto per
le differenze etniche e culturali, che reclama nuove politiche del
lavoro, in grado di affrancare tanti giovani e meno giovani dal
ricatto clientelare del precariato, e nuove politiche di sostegno
alle imprese, in grado di veicolare sviluppo e occupazione attraverso
un più proficuo utilizzo delle risorse pubbliche. E', ancora, una
partecipazione che esprime il desiderio di rivalutazione del territorio
e della difesa dell'ambiente, che rivendica una fiscalità equa e
solidale, così come la netta e intransigente separazione tra società
legale e società malavitosa, con una giustizia veramente uguale
per tutti e non solo al servizio dei potenti. La partecipazione
che vogliamo si nutre della memoria, del senso e dell'importanza
della storia vissuta dal nostro Paese, dalla nostra Regione, dalle
nostre città; una memoria che è anche identità collettiva, capacità
di riconoscere i propri errori ed esaltare le proprie conquiste,
che aiuta a distinguere le vittime dai carnefici, gli onesti dai
disonesti, nel segno di una tradizione che vede uniti nello stesso
tempo culture laiche e confessionali.
4. In questa fase di transizione politica, "Primavera Siciliana"
ha inteso - sin dal suo esordio elettorale alle consultazioni regionali
del 2001 - chiarire il senso della propria autonomia e le ragioni
della propria presenza: una mappa di valori e di codici di identificazione
netta, coerente e senza equivoci. "Primavera siciliana" è un movimento
politico che muove da valori e principi politici propri della sinistra
democratica; che guarda con attenzione ai nuovi fermenti che agitano
la società contemporanea, e che vuole esprimere tutta la propria
preoccupazione ed il proprio disagio di fronte a un modello di società
basato sull'egoismo, sulla brutalità, sul disprezzo per le differenze,
sull'irrisione delle debolezze, sull'insensibilità verso i problemi
sociali; un movimento di uomini e donne, non per semplice, generica
e ovvia dichiarazione di intenti, ma come luogo in cui parlare paritariamente
ad entrambe le metà del cielo; un movimento che racchiude l'eredità
della cultura delle "primavere" degli anni Novanta, che hanno segnato
il riscatto e la rinascita di tante realtà siciliane. E' alla profonda
valenza morale ed alla efficacia amministrativa di queste presenze
che "Primavera Siciliana" guarda come ad un punto di riferimento,
a una tappa fondamentale, ad un coraggioso primo passo verso la
grande rinascita della Sicilia.
5. "Primavera Siciliana" intende raccogliere gli stimoli e favorire
lo sviluppo di tutte le forme di aggregazione autenticamente autonome
di cittadini, che esprimano la richiesta di partecipazione al dibattito
e alle scelte della politica. Con la struttura agile propria
del movimento, intende offrire il proprio contributo al raggiungimento
della massima coesione tra tutte le forze democratiche e progressiste
in Sicilia e nelle sue città, condizione essenziale e irrinunciabile
per restituire identità a un'opposizione che si ricandida ad un
ruolo di governo. Per fare tutto questo, sentiamo la necessità di
diventare protagonisti di un rinnovamento profondo, sentiamo la
necessità di divenire punto di ascolto per associazioni, gruppi
o, più semplicemente, per i cittadini e le cittadine che vogliano
partecipare o che vogliano essere ascoltati. Una rete di buona volontà
e un microfono per chi non ha voce. Sentiamo la necessità di separare
vecchi e nuovi comportamenti, vecchi e nuovi programmi, e di separare
anche vecchi e nuovi nomi, che non possono più serenamente convivere
in un unico progetto politico, riciclando ruoli e responsabilità.
E' vero: il nuovo non spunta mai d'improvviso; oggi più che mai
non serve il risentimento per il passato per aiutare a legittimare
in qualche modo il presente. Tuttavia, la costruzione di un nuovo,
solido edificio va fatta su nuove basi, su nuovi pilastri. Ecco
il perché di una scelta di movimento che - da un lato - mira a valorizzare
nuove risorse, nuove intelligenze, nuove generazioni di impegno
e, nello stesso tempo, non esclude una partecipazione da protagonisti
nei processi di ristrutturazione o di costruzione ex-novo di un
soggetto politico unitario e autonomo, in grado di rappresentare
una forte identità collettiva e di sostituire i compromessi senza
qualità dei partiti e delle alleanze, con l'assunzione piena di
un'unica responsabilità nel confronto elettorale. Pensiamo a un
soggetto politico in cui nessuno debba sentirsi ospite e in cui
tutti debbano giocare un ruolo attivo da protagonisti, in cui le
priorità di intervento sui temi del dibattito politico, vengano
garantite dalla trasparenza delle posizioni e dalla capacità di
rappresentare gli interessi di un'ampia base dei cittadini della
nostra regione, con una particolare attenzione propositiva alle
aree di marginalità e ai ceti produttivi; un soggetto politico in
cui, accanto ad una rigorosa pregiudiziale antimafiosa, trovi spazio
un'intelligente proposta di governo che veda il tema del lavoro
tra quelli prioritari e urgenti, un soggetto politico in cui lo
sviluppo eco-compatibile rappresenti una credibile e duratura scelta
di campo per la salvaguardia del territorio e per il rilancio dell'occupazione.
6. La nostra proposta ha trovato già ora spazi di agibilità politica
e consensi; possiamo fare molto di più, a condizione che essa venga
ripresa, approfondita, sviluppata capillarmente in tutti i piccoli
e grandi centri della Sicilia, in funzione di un suo allargamento
sul piano regionale, con l'obiettivo di valorizzare e raggruppare
differenze e complessità presenti nello schieramento di centro-sinistra.
Per ottenere questi ulteriori risultati non basta far leva sull'indignazione
senza costruire una dimensione progettuale. Occorre contaminarsi
con il "senso comune", saper adattare il linguaggio della politica
al linguaggio quotidiano di chi ci ascolta e di chi vive i problemi
normali, ma difficili, di ogni giorno. Così, bisogna parlare agli
imprenditori e ai professionisti, al ceto dirigente di questa regione,
spiegando che la libertà d'impresa, il benessere e la qualità della
vita di ciascuno, sono irrinunciabilmente legati ad un più complessivo
risanamento sociale. Bisogna dialogare, spiegare, restituire fiducia
nel futuro a un gran numero di giovani e meno giovani che vivono
in condizioni di marginalità e disagio sociale, nelle città come
nei piccoli e medi centri; bisogna entrare nella vita delle famiglie
a basso reddito, dei pensionati, dei piccoli lavoratori dipendenti,
di chi vive dignitosamente situazioni occulte di povertà, di tutte
quelle persone che, finora, sono state irretite dalle promesse,
dalle piccole e grandi clientele, che per assicurarsi condizioni
e livelli minimi di sopravvivenza hanno ceduto al ricatto elettorale
e hanno acconsentito al controllo del voto. Questa, in particolare,
dev'essere una battaglia su cui far pesare il nostro studio, la
nostra riflessione, la nostra capacità di proposta politica: urgono
nuovi meccanismi e procedure a garanzia della segretezza del voto.
Non dobbiamo aver timore di denunciare che in Sicilia, sul controllo
del voto e sullo scambio elettorale, spesso attraverso l'intermediazione
mafiosa, sono state costruite le fortune di numerosi parlamentari,
di numerosi sindaci, di numerosi consiglieri comunali, di numerosi
componenti dei consigli di circoscrizione. Dovremo batterci perché
questo non accada mai più nel prossimo futuro. Su molti altri temi
occorre rilanciare un impegno di riflessione e proposta. Muovendo
dal presupposto che l'azione e l'informazione politica non appartengono
solo ai rappresentanti istituzionali, il movimento articola le sue
attività interne in gruppi di lavoro, pensati e organizzati sulla
base di idee condivise, di temi da sviluppare, di approfondimenti
da confrontare. E' da questo tavolo permanente che la rappresentanza
istituzionale dovrà attingere temi, contributi e forza. E' da questo
tavolo che dovrà nascere l'azione politica e il progetto che diventa
proposta. Di opposizione e di governo.
7. Il segno della nostra attività politica corre anche lungo
una matrice culturale che vede nella nostra Isola un potenziale
centro propulsivo all'interno dell'intero bacino del Mediterraneo;
del resto, l'obiettivo è quello di riconquistare un'identità e un
ruolo che la storia ci ha consegnato e che abbiamo lasciato andasse
perduto e dimenticato nel tempo. La Sicilia può tornare a essere
il luogo in cui si incontrano e coesistono le identità e le differenze,
in cui si stemperano le contraddizioni e i conflitti, il luogo in
cui i confini geografici delle singole nazioni, delle loro economie
e dei loro modelli di sviluppo si annullano, per ritrovare una nuova
e condivisa identità, che faccia da ponte tra l'Europa e tutta l'area
a sud del vecchio continente. Questo progetto può divenire alternativo
ai processi di globalizzazione e può mantenersi in linea con ipotesi
di sviluppo dei mercati e degli scambi che siano rispettose delle
identità locali, delle vocazioni territoriali e delle realtà economiche
e culturali dei paesi del sud del mondo.
8. Il senso della nostra scommessa politica si rinviene anche
nell'aperta e intransigente opposizione alla strategia di governo
della maggioranza di centro-destra alla Regione, nelle diverse province
e nei diversi comuni dell'Isola. A questa maggioranza, molti
cittadini in buona fede hanno chiesto di risolvere un pesante fardello
di problemi, nel rispetto delle regole, perseguendo un progetto
di risanamento della spesa pubblica e del bilancio. La risposta
del governo Cuffaro è stata scandalosamente deludente, tanto sul
piano operativo, quanto su quello più squisitamente politico. E,
anzi, i problemi si sono moltiplicati. Il governo regionale sembra
attento solo alle spartizioni lottizzatorie, alle erogazioni finanziarie
clientelari, incapace di svolgere la propria opera di direzione
e programmazione in campo economico, sociale, culturale, impegnato
com'è ad assicurare la salvaguardia di interessi forti. L'incapacità
di gestione politica ha raggiunto un livello talmente elevato, da
provocare perfino forti contraddizioni all'interno della compagine
di governo. Non diversamente sono andate e vanno le cose sul versante
della gestione dei piccoli e grandi centri, sparsi sul territorio
dell'Isola, laddove governa la maggioranza di destra. Così, il valore
della nostra azione politica, nelle realtà dove siamo presenti o
dove intendiamo radicare una nostra presenza, risiede nella capacità
di restituire senso di libertà, di tolleranza, di coscienza civile
ai cittadini. In questo nostro sforzo c'è anche un forte valore
simbolico: quello di prospettare in ogni realtà una storia nuova,
una nuova identità, che ricongiunga ogni piccolo centro, ogni città
dell'isola alle esperienze della maggiori culture nazionali ed europee;
che restituisca valore alla cittadinanza attiva; che alimenti un
processo di modernizzazione misurata e attenta; che valorizzi il
tessuto urbano e sociale, senza mai cadere nella tentazione di ricorrere
ai modelli di sempre del clientelismo e della contiguità mafiosa.
Su questi elementi, dobbiamo chiedere l'impegno, la partecipazione
e il consenso dei cittadini, e, laddove è possibile, dobbiamo avere
la capacità di far seguire i fatti alle parole, attuando i programmi
elaborati, utilizzando con successo gli strumenti di governo disponibili.
Se riusciremo a promuovere e garantire l'insieme delle relazioni
sociali, se riusciremo a far valere la legalità e la trasparenza
delle scelte amministrative, opponendo netta e trasparente intransigenza
a ogni tentazione consociativa, allora forse - tra ostacoli e difficoltà
- potremo tentare di recuperare il tempo perduto, seguendo un percorso
di lavoro che non è semplice, né di breve durata.
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